Fine delle trasmissioni

Signore e Signori,

siamo giunti alla fine: presto questo spazio chiuderà e non sarà più aggiornato.
E’ la fine (forse prematura) di una farfalla rimasta crisalide.
La conclusione di un buon inizio pugnalato dal qualunquismo, da impegni sempre più pressanti e da altri vari problemi.
Del resto il gioco è bello quando dura poco e in circa due anni, devo dire che questo gioco mi è piaciuto parecchio.

A questo punto l’unica promessa che mi sento di fare è quella di tornare un giorno, con altri titoli, altre tematiche, sotto altre mentite spoglie, chissà…

E ora, come nel più classico dei finali, è arrivato il momento di calare il sipario: con un inchino ringrazio i miei (pochi) affezionati lettori e faccio in modo che il velluto rosso mi copra per un po’.

E’ stato bello.
A presto

Il Pighi

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4 Anni dopo

si tratta solo 4 dozzine di mesi fa ma sembra passato un secolo: in questo momento stavo cercando l’uscita dell’aeroporto di Sydney, e iniziava la mia avventura in Australia.

Non credo troppo nelle date e negli anniversari, ma l’Australia è stata una esperienza che mi ha segnato: ne parlo il meno possibile, perchè altrimenti passo per lo sborone di turno, ma è stata una grande svolta.

Verso che cosa (ancora) non si sa, ma pur sempre una svolta: Dopo quel viaggio parecchie cose sono cambiate: mi avvicinai per la prima volta al mondo degli aerei (questi dannati, complicati, favolosi mezzi), capii che l’Italia va amata (e spesso odiata), iniziai a vivere da uomo e imparai l’inglese per sempre, come andare in bicicletta.

Mi sono promesso di ritornare a Kiama, in qualsiasi momento in cui lo potrò fare. Intanto, 48 mesi dopo, ringrazio ancora gli Starr. Infinitamente.

Un anno dopo

 

Non è la fine, ma è l’inizio: mi sento “vecchio” abbastanza per dirlo. Chi pensa che l’esame di maturità sia l’ultima dura prova della sua vita crede di aver capito tutto, ma si sbaglia di grosso. E’ una fase degli studi (forse anche della vita) in cui entri sudato ed esci deluso.

Sudato per il nervosismo accumulato alla fine di questi cinque anni e deluso perchè pensavi che la tua tesina la leggessero e che ti chiedessero chissà che cosa, deluso dalle valutazioni finali perchè comunque tu, studente medio, ti saresti aspettato un voto più alto.

E’ una prova molto meno invalicabile di quello che sembra, il problema è che lo si capisce solo dopo: che brutti scherzi che gioca la testa… E poi ci sono quelli che architettano vendette apocalittiche verso le macchine dei prof malvagi, che verranno dimenticate al fatidico “ha finito, può andare” di fine orale.

La verità è che nella vita gli esami non finiscono mai. L’unica differenza è che -oltre al fatto che la gente inizierà a dare del Lei- dopo di questo esame si è considerati grandi abbastanza per badare a sè stessi, e che niente sarà più regalato o ottenuto con un aiuto sia nel lavoro che nello studio universitario, eccezioni a parte. E le mazzate non mancheranno: ognuno si arrangerà per quello che è.

Ora la finisco di fare il finto saggio, perchè è passato solo un anno e non sono abbastanza “vecchio” per dare consigli. Faccio solo un grande, grande in bocca al lupo.

FEFF13

Se per gli addetti ai lavori il Far East Film Festival è una vetrina interessante sul cinema asiatico, per i giovani udinesi è diventato -da tredici anni a questa parte- uno dei rari periodi in cui la città è viva, dinamica e affascinante. Per i fuorisede attratti dalla cultura invece, diventa un buon motivo per tornare a casa e spendervi il periodo di limbo tra fine esami e ri-inizio di lezioni.

I film in programma sono tanti, alcuni interessanti e altri un po’ meno  (consiglio Punished, un thriller hongkonghese), ma la vera attrattiva secondo me sta nell’ atmosfera: è strano vedere un po’ di cultura “forestiera” entrare prepotente nella rigida mentalità friulana. Talmente rigida, che qualche assessore vorrebbe eliminare questa manifestazione in favore dei corsi per insegnare il friulano nelle scuole…

Polemiche a parte, è stata una settimana abbondante di eventi in città, serate insolite, e gente simpatica da ogni parte di Italia (saluto  i miei nuovi amici cagliaritani Nicola, Davide, Matteo e Rossana, e vi consiglio un blog sul Giappone, molto più interessante di questo!), il tutto unito a buoni amici milanesi (diciamo pure “fratelli”… ciao Michela e ciao Frangeli!), buoni amici udinesi (Pino, Filippo, Silvia, Marco e le Alessie, Marta…) e a tutti quelli che mi sono dimenticato di menzionare… e di incontrare in così poco tempo

E come la fine di tutte le cose belle, faccio ritorno a Milano una domenica sera, un po’ meno felicemente del solito, rituffandomi nella mia nebbia di dubbi.

Ora spero che il registro cambi e che le cose prendano una direzione quantomeno voluta. Grazie ancora a chi ha reso possibili queste giornate, mamma e papà compresi. A presto.

Il ritorno

Se vivi fuorisede, tra tutti i viaggi che puoi fare, il ritorno a casa è sempre il ritorno a casa: l’unico viaggio in cui riempi un valigione di cose e poi hai sempre qualcosa che ti manca o qualcosa che avresti voluto mettere, anche se l’esame di fisica incombe e i libri sono onnnipresenti.

Udine invece, vista dagli occhi di un “esterno” (ormai lo sono, inutile negarlo), è anche carina, anche se niente -a parte qualche strada ristretta, o qualche nuova apertura in centro- sembra essere cambiato. La verità è che sono abituato al caos, e un po’ di riposo è ben accetto.

A differenza di tutto il resto, sono le persone che cambiano: tutti sembrano più uomini e tutte sembrano più donne, chi più e chi meno ovviamente. E’ sempre bello ritrovare vecchi amici per parlare un po’ di come è andato quel pezzo di vita che ci ha visti separati: università, città nuova, ragazze, questi i temi principali.

Poi in tarda serata si ritorna a casa dal centro, canticchiando Stay degli U2 , proprio come ai vecchi tempi: io, la Ypsilon, e i suoi rumori sinistri.

Ed è bello ritrovare i propri genitori,  che non ti vedono da Natale e che nel frattempo hanno qualche capello bianco in più.

E’ strano essere a casa.